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giovedì 19 gennaio 2012

Lizzina, finalmente!


Cara S.,
è da un po' che mi tengo in caldo questo post ricco ricco di links che ci ha regalato la fanciulla che ci sorride da qui sopra: Lizzina, del blog "Mamma e impara".

Ecco come si descrive la nostra mamma lizz:
 "... mi piace molto girare, viaggiare, scoprire, cambiare aria e ritmi. Ho trovato un compagno più girovago di me e l'arrivo del nostro ometto, anche lui provetto giramondo, mi ha anche fatto trovare magicamente il coraggio di volare. Come poteva una mia paura precludere tutto un mondo alla mia piccola peste!? Appena possiamo scappiamo dalla nostra città e dal solito panorama, alla scoperta di nuovi orizzonti, culture e tradizioni diverse, che a volte ci aspettano a pochi passi da casa, altre volte ci impegnano in spostamenti più impegnativi. 
Questa è la Lizzina viaggiatrice in poche parole."
Beh, Lizzina è una tipa molto generosa! guarda quante mete ci ha regalato!
Mentre torno a guardarmele una ad una mi domando com'è possibile che non ci siamo mai incontrate per caso.. c'eravamo anche noi a Susa!!


A me i suoi post piacciono perché sono ricchi di informazioni pratiche (e perché no, qualche spunto critico) e le mete sono adattissime alla mia famiglia!
Io comincio subito a programmare la prossima gita, qui c'è solo l'imbarazzo della scelta...

Bellagio - Rifugio Martina


Valbrembo - Parco Faunistico "Le Cornelle" 


Valsassina - Barzio 



Stresa - Parco Pallavicino 




Rivolta d'Adda - Parco della presitoria 




Val d'Aosta:
 Donnas e il Forte di Bard ma anche Introd e Gressoney Saint-Jean (non mancherò!)




Valeggio sul Mincio - Parco Sigurtà 



Molina - Parco delle cascate 



Calabria: PizzoReggio CalabriaSerra San brunoTropea  (un pelo fuori mano, per me, ma si può fare)


Costiera Amalfitana

Isole Eolie 


Umbria: Orvieto,  Spello (mi ricorda qualcosa... )



Brema: città ciclabilel'Universumultimo giorno, appunti pratici


Valencia:  
BioparcoMuseo della scienza, Museo OceanograficoBarrio del CarmenLonja de la Sedaappunti pratici 



Alsazia: Strasburgo, anche qui, e poi Colmar e un salto indietro nel tempo all'Ecomuseo.



Una valanga di puntine per la mappa, vero?!
Non per niente Lizzina è la fortunata vincitrice della maglietta decorata dal nostro illustratore ufficiale.
Sarà pronta quando.... gli verrà l'ispirazione! ;-)

lunedì 7 novembre 2011

Gambe in spalla con La Piccola Bottega dell'Alchimista

Cara M.,

ti presento Annarita, un'altra amica storica del web. Lei, nel suo blog La Piccola Bottega dell'Alchimista, si definisce una decoratrice di ceramica in stand by e in fase di sperimentazione con i colori acrilici. 
Io la definirei la mia apripista sui temi della decrescita, del riciclo e del baratto, nonché grande amante della natura.

Se leggerai i suoi post nei luoghi più selvaggi dell'Umbria (e so che la regione ti è cara), scoprirai posti incredibili. 

Guarda un po' qui:













Ti segnalo anche altri due viaggi di Annarita, perché meritano: il primo a Vicenza e nel SudTirol per incontrare due blogger che ben conosciamo; il secondo in Olanda, nel periodo natalizio, con delle belle fotografie di Utrecht e Haarlem, Amsterdam e Delft.

Non aggiungo altre immagini o parole, però, a questo post.
Mi piace che a rappresentare Annarita ci siano solo i colori della natura, l'acqua e la terra, in tutta la loro potenza.
Se in questa mia frequentazione virtuale ho imparato a conoscerla un pochino, credo che apprezzerà questa sintesi. 

mercoledì 2 novembre 2011

A Sarajevo con Jole sul Prato

Cara S.,
hai visto che tipa, Irena? E' Jole sul prato! io mica me la immaginavo così! Lei lascia il segno, e non solo sui suoi gioielli d'argento.. Guarda le sue foto grandi, luminose, sospese. E guarda che sguardo fiero, tosto, deciso. Ti lascio le sue parole:
"Viaggiare, essere in movimento, un cambiamento continuo. I viaggi li ho amati da sempre, sia quelli reali sia quelli fatti di sola fantasia. Vedere, scoprire, assaggiare cose nuove. Arricchirsi di esperienze da portare dentro per sempre o condividere con gli altri.Ritrovarsi nel paesaggio che scorre veloce fuori da finestrino. Spostamenti piccoli per passare una giornata diversa, o quelli grandi dove l'esperienza e la bellezza sono contenute non nel punto d'arrivo ma nel viaggio stesso. Oggi madre, una frase che ripeto spesso ai miei figli è: "Fuori di noi c'è un mondo da scoprire...non bisogna fermarsi mai".
Buon viaggio!"
E queste le sue mete, che condivide con noi:

Pratomagno (Arezzo)




Ma soprattutto.. Sarajevo 


(mi sembra di sognare)


.. e nelle prossime settimane ci saranno altri due post sul suo viaggio in Bosnia (uno in particolare che parlerà di latrine!!). Teniamo d'occhio le mappa! 

lunedì 24 ottobre 2011

Le emozioni di Debbie e le piccole cose

Cara S.,
la mappa è come una rete, se ci pensi: segui un filo ed arrivi ad un nodo, e da ogni nodo si aprono nuovi legami, ad ogni incrocio arrivano e partono nuove strade.
Percorrendo le strade di SuSter e di Claudia ho incontrato Debbie, l'incantatrice.
"Ho iniziato a viaggiare da sola che avevo vent'anni. Dopo un mese in Kenya, ospite di amici di famiglia, mi prese il famoso Mal d'Africa. Avrei fatto carte false pur di tornarci e, non avendo i mezzi per viaggiare, lasciai la facoltà di psicologia e  iniziai a lavorare. All'inizio come promoter, il tempo necessario per raccimolare qualche soldo, ma non avevo intenzione di spendere quelle due lire per un solo viaggio. Volevo investire nel mio futuro. Fare quello che più mi piaceva: vedere le cose da una prospettiva diversa. Gente diversa, odori diversi, costumi diversi. Ero affamata di conoscere il mondo. Con i primi soldi messi da parte, andai a Londra per imparare l'inglese. Un lavoretto in un museo, tanti amici internazionali, qualche sbronza. Dopo nemmeno un anno, iniziai a lavorare per una compagnia aerea con base Milano Malpensa e mi avvicinai alla smania di gironzolare per il mondo. Messico, Maldive, Giappone, Cuba, Kenya, Zanzibar, Caraibi...In un mese facevo una media di 60/70 ore di volo, il che significava tre viaggi all'estero al mese. Per ogni sosta, restavamo dai due ai nove giorni in un posto, liberi come turisti, ma sempre vincolati dall'equipaggio. Negli anni di volo, non ho visto il mondo come avrei voluto. Non mi meravigliava più di tanto stare in un atollo sperduto delle Maldive, o in una spiaggia  dei Caraibi, perché quello era il mio lavoro e sapevo che ci sarei tornata un sacco di volte. In più, mi mancava Sbubbu. Sono passati più di dieci anni da allora e la mia vita è cambiata: ho smesso di volare e sono diventata mamma. Con la nasciata del Picci, abbiamo iniziato a vedere la vita in modo diverso: non eterna. Questo dopo che una bronchiolite con complicanze di ogni tipo lo ha portato per venti giorni in rianimazione all'età di due mesi. Usciti da quell'Inferno, io e papà Sbubbu ci siamo accorti di dover vivere. Di essere terreni, tutti quanti. E con questo, di avere l'obbligo verso la vita di essere vissuta in pieno. Abbiamo smesso di pensare alla casa di proprietà e tutte le altre cose sceme del mondo. Abbiamo riempito le nostre giornate di piccole cose. E i nostri cuori di grandi ideali: tolleranza, pace, rispetto. Ci siamo scontrati e riappacificati per delle sciocchezze milioni di volte. Abbiamo viaggiato, accorgendosi che non bisogna per forza arrivare dall'altra parte del mondo per stupirsi della vita. Che basta avere uno sguardo nuovo per vedere il mondo. E noi avevamo il dono  nel passeggino: gli occhi di un Poeta. Anche una gita in giornata è bastata a riempirci di stupore e ad arricchire le nostre vite. I nostri viaggi, con un bambino di nemmeno due anni, ruotano intorno a itinerari scritti da me. Sono quella che progetta, che passa le serate in rete a cercare ispirazioni: a volte basta solo un'immagine... Papà Sbubbu invece è il braccio: quello che capisce al volo come girano i treni, gli orari dei voli, il check-in/ out degli alberghi. Senza di lui, sarei ancora nella brughiera olandese a cercare di capire in che direzione andare  perché io sono quella che si perde, che si lascia prendere dall'entusiasmo e si dimentica quello che stava facendo. Amiamo gli itinerari in mezzo alla natura e alloggiare in posti semplici, dove  entrare in contatto con la gente del posto. Abbiamo scoperto che muoversi in treno  con un bambino di 21 mesi è di gran lunga più divertente che in macchina.  E ho scoperto, guardando indietro, che tutti i viaggi del passato non hanno significato niente per la mia vita, perché mancava qualcosa: il "viaggio emotivo". Quello fatto con il cuore. Non importa dove."


Cara S., le puntine di Debbie sono come una manciata di piccoli diamanti grezzi gettata sulla nostra mappa, vedrai. 
Queste sono le puntine che ci ha regalato Debbie per il Viaggio Emotivo: sette puntine..


Civita di Bagnoregio. Lazio, provincia di Viterbo
Calcata e la valle del Treja. Lazio, provincia di Roma
San Marino

Isola di Texel, nord Olanda: in bicicletta fino alla riserva di Ecomare
- San Leo, Emilia Romagna: giullari in festa. 


... più una, ancora più speciale secondo me, alla cascata dalle Marmore, in Umbria, provincia di Terni.


Respira l'ossigeno!

domenica 16 ottobre 2011

I diari di viaggio di NinaCerca


Cara M.,

oggi ti presento i viaggi di NinaCerca, l'autrice del blog E voi? Figli niente?

Nel suo blog Nina ha usato una metafora visiva che si addice molto al nostro spirito emotivo: prendendo spunto da un disegno dell'altra Nina che ormai ben conosci anche tu, si è immaginata il percorso delle coppie alla ricerca di un bambino come quello dei cercatori di conghiglie dopo la mareggiata. Ogni conchiglia è diversa, ognuno ha la sua conchiglia. La conchiglia di Nina è questa, sincera e spietata.

Mi è venuta voglia di conoscerla questa Nina, anche al di là dell'etichetta di cercatrice. Eccola, lei si presenta così:
"Mi chiamo Nina Cerca perché, come tutti, sto cercando il mio angolo di felicità, il mio spazio nel mondo, la serenità. La vita è un’avventura e vale la pena, alla fine del viaggio, avere il conforto dei ricordi, delle cose belle che abbiamo visto, di quelle che ci hanno emozionato, spaventato, che ci hanno fatto ridere, o anche piangere. Tutto può essere conservato, io lo faccio con gli occhi, la mia memoria è fotografica. Così quel che ho amato rimane con me, in me, sotto forma di visione.
Non saprei dire quando sia nato il mio amore per la fotografia, credo insieme a me. Sono cresciuta con mio nonno e le sue macchine fotografiche, i suoi obiettivi, lo sgabuzzino trasformato in camera oscura che quando lo cercavi era sempre lì a far magie. Per come la vedevo io era un processo alchemico il suo, era capace di catturare uno sguardo, un sorriso, un paesaggio, di trasformare la realtà e le persone in immagini, e farli suoi, fissandoli nel tempo, per sempre. Sfogliavo gli album, mi facevo raccontare le storie che c’erano dietro ad ogni foto, il nome dei posti e delle persone. Lui compariva poche volte.
Poi ho iniziato a scattare anche io, la mia prima fotocamera è stata Carlotta, una reflex analogica. Mia madre si lamentava che nelle foto io non c’ero mai, ma invece c’ero, c’ero in tutte, come mio nonno allora. C’ero col mio sguardo in soggettiva, nella porzione di realtà che sceglievo di incorniciare, in quel taglio di luce, nelle mani grinzose di un vecchio, sulle labbra socchiuse di un bambino. Tra i rami dell’albero, sul pelo dell’acqua mossa dal vento. Perché dietro ad ogni foto, nascosto bene, c’è il mio occhio, la mia interpretazione personale, la mia visione unica del mondo. Il modo in cui mi sentivo quando ho scattato, ciò che pensavo in quel momento esatto della mia vita. Se si legge una foto con attenzione, dentro ci si può trovare tutto questo: il mondo emotivo, l’universo interiore del fotografo. Fossi una psicologa io partirei proprio da lì.
Per questo credo che una foto riuscita non sia quella che arriva alle labbra, sotto forma di parola, ma quella che ti arriva dritto in pancia, nello stomaco. Più che la vicinanza con la realtà, la foto per me deve riuscire a trasmettere ciò che di più impalpabile e indefinibile esiste: nn’emozione, un odore, una sensazione, una fitta al cuore.
Sono attratta dai dettagli, in cui sento si conserva intatto il germe del tutto, il suo potenziale. Sono certa che la gioia, la felicità che noi tutti cerchiamo risieda proprio lì, nelle cose piccole e semplici, nella capacità di valorizzarle, di restituirgli l’importanza che meritano. Quel che diamo per scontato finisce col perdere consistenza, colore e vitalità, mi piace scovarlo, toglierlo dallo sfondo e riportarlo alla luce."


A Nina piace viaggiare e raccontare. La sua penna ironica e riflessiva e la sua macchina fotografica fino ad ora ci hanno portato:

...a Parigi (e quasi quasi, vista così, è piaciuta anche a me che - si sa - non ho tanto feeling)...

...nelle Marche, in particolare a San Benedetto del Tronto, Acquaviva Picena, nel Conero...

...in Umbria e sul Trasimeno...

...sul Tirreno, a Maccarese, il mare d'inverno con il sole...

...a Tuscania, in provincia di Viterbo...

Nina è entusiasta di questo nostro progetto, cara M., sento che presto ci darà nuovi contributi!

(PS: tra le molte foto di Nina ho scelto questa perché mi piaceva il formato. Mi accorgo solo ora che è piena di sedie!)
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