giovedì 31 maggio 2012

Un lama a Santorso

Alla fine quest'anno a Cascina Stella, per via del tempaccio, non ci siamo ancora andati. Siamo tornati invece a giocare ai laboratori Remida@MUBA (Idroscalo) in barba ai temporali, ma sabato 2 giugno vogliamo provarci di nuovo, col picnic: torniamo all'Oasi Rossi, a Santorso! Ultimamente Villa Rossi e il suo parco sono stati valorizzati da iniziative del locale museo archeologico, vediamo com'è diventata, approfittando di un'apertura gratuita in occasione delle iniziative legate allo ZeroEuroDay..


C'è stato un tempo in cui abitavamo lì vicino e l'Oasi Rossi, con gli animali, il prato, il trenino e la grande sabbiera, era una meta facile per una famiglia nuova nuova. Esploro l'hard disc per scovare qualche foto dell'Oasi e mi perdo tra i sorrisi del Pulce all'età del Ciccetto. Grande sforzo di concentrazione, mi concentro sull'obiettivo ma comunque saltano fuori solo cose così..


Come faccio a rendere l'idea del posto? Che poi  a me dell'oasi vera e propria interessa poco: mi piace il fascino del parco storico, che apre solo in occasioni come quella del prossimo fine settimana.
Ecco, cerco un po' in rete: potete leggere la storia del parco in dettaglio qui, una piccola descrizione con qualche foto, e anche vedere qualche scorcio in un video di presentazione.
Nel video è rappresentato anche l'angolo che preferisco, il tempietto acquario, illuminato dalla luce del giorno che, dall'esterno, attraversa le vasche e i vecchi vetri, e rischiarando l'interno umido e buio sospende il tempo e meraviglia. Ho voglia di sentire ancora l'odore della sua ombra.



Scommetto che i bambini invece preferiranno fermarsi a vedere gli animali, le farfalle e tutto il resto. Chissà chi l'avrà vinta? l'importante sarà rivivere un luogo legato ad un momento tanto significativo per la nostra famiglia, e i nostri amici. Il misterioso Signor Manzato, quando ci siamo trasferiti, celebrò addirittura  l'amena località con cotante rime:
Un lama a Santorso 
Il lama Giuseppe che vive a Santorso
organizza una festa e anche un concorso:
il premio è una torta di 1 chilo e di 1 etto
la vince chi sputa al di là del laghetto.
 
Non manca nessuno alla festa stasera
perfino il leone è arrivato in corriera.
 
Son tutti schierati davanti al laghetto
ma nessuno ci riesce, nemmeno il furetto!
 
Ora tocca a Giuseppe il gran festeggiato.
guardate! Le orecchie all'indietro ha piegato!
 
Per lui è uno scherzo, la torta pregusta:
lo proclama vincente il notaio Mangusta.
 
Ma mentre si vanta il nostro campione,
Ernesto il topastro in  un solo boccone
si mangia la torta del lama sputone
che organizza concorsi ma è grande imbroglione!

Un lama a Santorso - illustrazione del Pulce (5 anni)

Ed eccolo qui immortalato, il lama sputone!



lunedì 21 maggio 2012

Marta alla conquista del mondo



Mi piace l'idea di dare voce a chi di solito non si legge in rete. Marta non ha tempo di scrivere, lei vive veloce!
fuori da un ufficio, fuori da casa dei suoi, in giro per il mondo...
Giovanissima, sorriso ed entusiasmo smaglianti, mi aveva colpito due anni fa e perciò sono rimasta in contatto con lei.
Viaggiatrice per passione, per studio e per lavoro, è una giovane donna che si mette alla prova, senza scegliere strade facili.
Quando mi rapporto con i ragazzi, e mi succede solo in rete al momento, sento sempre avvicinarsi il rischio di assumere l'aria da zia giudicante, per il fatto di "averne viste".
Zittisco la zia, in quei casi, e mi lascio contagiare dalla freschezza. Ne vale sempre la pena.

Marta, io già ti conosco. Ti chiedo di presentarti ai nostri lettori.
Ciao a tutti! sono Marta, ho 21 anni, italiana, di Monza.
Studio mediazione linguistica e culturale alla statale di milano e attualmente mi trovo a Parigi in Erasmus per frequentare il mio terzo anno. Le mie due lingue sono inglese e cinese.
Questo, per me, è il mio primo soggiorno all’estero vissuto non come soggiorno temporaneo di studi ma come l’inizio della mia indipendenza.
Pratico nuoto sincronizzato da 10 anni, e senza questo sport non potrei sentirmi bene e in equilibrio con me stessa.. Non lo pratico assolutamente a livello competitivo, ma lo considero parte della mia salute, della mia vita sociale e della crescita personale. 
Le ultime due curiosità sono che ho studiato quattro anni russo, per interesse personale, ma ho lasciato quando ho cominciato a studiare cinese in università. Ho anche incominciato un percorso in Croce Rossa a Monza, ma è durato solo un anno e mezzo a causa della partenza per Parigi.


Noi ci siamo conosciute in un villaggio turistico, tu eri un'animatrice. Cosa ti ha dato quell'esperienza? La rifarai?
Vero! ci siamo conosciute nell’estate 2010, mentre lavoravo in un villaggio a Korba, in Tunisia.
Ho fatto l’animatrice “olisitca” per tre mesi, da giugno a settembre, partendo subito dopo la sessione di esami del secondo anno.
L’animatore olistico è quello che si occupa del “benessere della persona”, nella sua ineterzza, nel corpo e nella mente. Le attività proposte erano training autogeno, giochi di psicomotricità, stretching, mandala, giochi di mimica... insomma, tutti esercizi a cui non tutta la clientela crede e difficili da “vendere”.
Da qui la più grande difficoltà, a cui si sono aggiunte alcune tensioni con il capovillaggio e all'interno dell’equipe d’animazione.
Ciò di cui sono più contenta è l’esser riuscita a superare, almeno parzialmente, ciò di cui inizialmente avevo piu paura, ovvero il rapporto con i clienti. Per una persona che lavora per la prima volta, la paura maggiore è essere sottoposti continuamente a possibili critiche e commenti dei clienti sulle proprie attività. Nonostante questo, sono contenta di avere avuto un riscontro positivo. Ricordo con il cuore in mano, quindi, quei gesti semplici o i ringraziamenti per avere fatto passare dei bei momenti... Mi tocca davvero sapere che sono riuscita dare qualcosa a qualcuno, in un momento in cui ero sicuramente io la prima ad avere bisogno di sentire la vicinanza delle persone.
Lì infatti ho vissuto in modo un po' “claustrofobico” il rapporto con l’equipe. La disciplina in quelle situazioni viene al momento vissuta come soffocante, ma del resto è a volte il motivo di risultati positivi.
Un animatore deve sicuramente acquisire dimestichezza con la stanchezza e farci l’abitudine: è il primo a svegliarsi e l’ultimo ad andare a dormire. I tempi sono sempre serrati, i ritmi veloci, e i malesseri momentanei devono sparire per potere fare il proprio lavoro. Si insomma, dopo una stagione si ha bisogno di una vacanza in una terra selvaggia in cui non esista animazione né baldoria!
Sicuramente è anche un'esperienza che porta alla crescita personale. I momenti di felicità sono legati più che altro agli spettacoli, alla soddisfazione progressiva derivante dalle attività con i clienti, con cui capitava anche di cenare informalmente...Ma mi ricordo anche l'atmosfera dei giorni di riposo e l’escursione!
Inoltre proprio lì in Tunisia sono venuta a conoscenza della cultura araba, che mi ha sempre affascinato molto ma che non avevo mai “toccato con mano”. Era il periodo del ramadan ed era interessante vedere i diversi atteggiamenti dei tunisini riguardo al tema e i diversi approcci verso le proprie tradizioni.
E' un esperienza lavorativa che ripeterei durante il periodo estivo, certo non come lavoro permanente: non è la realtà!

Cosa è per te il viaggio?
Il viaggio è la vita!
Lo vivo come un susseguirsi di tappe, di obbiettivi da raggiungere: raggiunta una meta, ce n’è sempre un’altra... Non riuscirei infatti a immaginarmi soddisfatta  restando nella mia città per gli anni a venire, senza prevedere esperienze all’estero.Ci sono due aspetti: la mia sete di conoscenza di altre civiltà e la necessità di prendere una boccata d’aria rispetto al contesto in cui vivo.
Detto questo, sono consapevole che il viaggio, per me, è un momento di passaggio, non è la vita vera, stabile, duratura. Lo vivo come un modo per crescere, aprire la mente a nuove realtà e verità, un mettersi in gioco. Ma rimane una tappa che, personalmente, credo si chiuderà tra i 35 e 40 anni, anche perchè avere una famiglia comporta certi limiti e necessità.

Ci parli dei viaggi che ti hanno maggiormente colpito?

Sicuramente la California.
Nell’estate fra la 4a e la 5a liceo ho partecipato ad uno scambio di un mese in una famiglia originaria del Texas, ma che viveva al momento in California,  a Sonora, una città a 200 km a est di San Francisco. Di quel mese, 4 giorni li ho vissuti a Yosemite Park, e il resto del tempo l'ho trascorso con la famiglia che mi ha accompagnato in giro: a Hollywood e quindi a Universal Studios, Los Angeles, San Francisco.
Mi è piaciuto molto San Francisco, come spirito: giovanile e ambientalista.
Ho apprezzato conoscere una cultura diversa, nuova, come quella statunitense: molto conservatrice, religiosa, ma allo stesso tempo menefreghista nei confronti dell’ambiente e degli sprechi. Bisogna capitarci in mezzo per rendersene conto ed ho concluso che non vivrei mai per tutta la vita negli Stati Uniti!

Un altro viaggio che mi ha colpito molto è stato quello in Cina.
L’estate scorsa, 2011, dopo due anni di studio della lingua cinese all’Università statale di Milano, ho deciso di avvicinarmi al mondo cinese e di praticare un pò la lingua.
Ho alloggiato per un mese in una famiglia che mio zio conosce. Si tratta di una famiglia composta da una mamma divorziata con due figlie di 10 e 16 anni, che abitava con i propri genitori. Le ho chiesto se conosceva qualche famiglia che avrebbe potuto ospitarmi e lei me l’ha proposto direttamente.
E’ stata un’esperienza molto particolare e dura allo stesso tempo: la differenza di cultura spesso rende la comunicazione difficile e la comprensione delle abitudini anche.
La casa aveva due camere da letto e un soggiorno e vi abitavamo in sei. L’edificio aveva trentadue piani, su ogni piano bisognava contare tre corridoi, su ognuno dei quali vi erano di solito almeno tre appartamenti. Insomma, lo spazio non avanza...
Hong Kong
La città dove questa famiglia abita è Shenzhen, è la prima città cinese che si è aperta all’Occidente. Una città prettamente commerciale: i cinesi vivono li per lavorare e nelle feste tornano nelle campagne o nei propri villaggi/città. Di conseguenza è una città senza particolare cultura nè storia e questo è un aspetto che non mi è piaciuto, anche se ne ho compreso le ragioni.
Inoltre, non mi aspettavo così poca dimestichezza con lo straniero. L’impressione che ho avuto è come se non fossero abituati a vedere stranieri e che comunque avessero una cultura molto nazionalista e abbastanza chiusa. 
Differenze particolari, vediamo...il modo folle di condurre le auto! anche se è verde per i pedoni, guardare sempre da tutte le parti! E inoltre, come mangiano a tavola: tutti dagli stessi piatti, niente acqua o tovaglioli nei pranzi ordinari, mentre nei momenti più importanti c'è molta formalità a tavola quando si invita una persona di rispetto. Ricordo anche che le donne non si mettono il costume in spiaggia, ma delle spiecie di canottierine e gonneline che coprono di più; certamente lì i rapporti uomo-donna sono differenti che da noi.
Ciò che ammiro tantissimo è la loro capacità di adattarsi nelle situazioni di disagio e sono consapevole che non hanno assolutamente le nostre disponibilità in termini di spazio, soldi e possibilità di viaggiare.
 Cina, lo sport in piazza
Ho conosciuto un ragazzo che fa il designer, ho visto la sua casa consistente in una camera spoglia con un letto senza neanche il materasso e un cubicolo con delle piastrelle come bagno, in un quartiere dove molte persone, davanti all’edificio, abitavano sul marciapiede. Una volta gli ho chiesto con tatto come faceva a non volere un’altra realtà, e lui mi ha risposto che era soddisfatto cosi poichè tutto ciò che aveva era riuscito a costruirselo da solo.
Inoltre le mattine alle 7 seguivo la nonna di famiglia che praticava taiji nelle piazze pubbliche, come sono abituati a fare. Si radunano la mattina, e chiunque vuole può aggiungersi e fare ginnastica con loro. Ma ci sono anche altre pratiche sportive, come questa fotografata che rappresenta un gruppo di sessantenni che creano coreografie e dei movimenti calciando la palla, su una musica e tutti assieme, facendo spostamenti e "piroette".

Parlando invece di meraviglie naturalistiche devo citare la Tunisia. L'escursione nel deserto di sale mi è stata proposta come esperienza finale del mio lavoro di animatrice al villaggio. Ricordo che ero talmente stanca che quasi non riuscivo a tenere gli occhi aperti mentre la guida locale spiegava. Dopo due settimane di tour de force infatti, e tre mesi in generale di ritmo incalzante, la sveglia era alle quattro per tutti e due i giorni di escursione.

Tunisia, il deserto di sale
Nonostante questo, ho avuto la possibilità di apprezzare i paesaggi tunisini, lasciati selvaggi per la maggiorparte, le strade tunisine, spesso attorniate da pompe di benzina illegali, la passeggiata sui dromedari, le case dei berberi, e infine la vista migliore: l’alba alle cinque di mattina, nel deserto.
Eravamo in mezzo a un’autostrada, in mezzo al deserto di sale, e il sole si rifletteva nelle pozze di sale disciolto. Inoltre, se guardavamo verso l’orizzonte, la vista si perdeva, come se non ci fosse un limite davanti agli occhi.

Marta, cosa ti aspetti dal futuro? Dove immagini di vivere? Programmi altri viaggi?
Il mio “sogno” e futuro progetto (incrocio le dita) è di continuare a viaggiare per i miei studi. Per il momento vorrei restare a Parigi ancora un anno, per chiedere poi per l’anno successivo di potere partecipare a uno scambio in Cina, di un anno, in un’università cinese.
La cosa è possibile, ma tutto deve andare bene perchè si realizzi!
In seguito, vorrei restare in Cina per metabolizzare la lingua. Quando avrò un’adeguata padronanza mi piacerebbe cominciare a lavorare... ma rimarrebbe ancora il secondo desiderio: vivere negli Stati Uniti qualche anno. Ma questo desiderio è ancora troppo lontano per pensare a progetti più specifici.
Se vogliamo invece parlare di viaggi per loisir lontani dal percorso principale di studio, mi piacerebbe partecipare a diversi tipi di esperienze, sportive (escursioni sulle Alpi, sull’Hymalaya), culturali o di volontariato (vivere in una famiglia cinese o conoscere da vicino un’altra cultura, cantieri della solidarietà), di lavoro (ancora animazione, o assistente turistico).
Infine, con molto ottimismo, nel mio futuro, mi vedo con una famiglia felice, con tanti figli e nipoti, un orto e qualche animale da allevare con una persona con cui io possa condividere le mie esperienze. E una vita sana, culturalmente attiva.

Tornando alla tua dimensione attuale, com’è studiare all’estero?
Personalmente studiare all’estero mi ha dato una spinta in più, un incoraggiamento a fare “decollare” il mio percorso di studi e quindi, mi auguro, il futuro professionale.
Le mie considerazioni positive sui soggiorni di studio all’estero riguardano il raggiungimento dell’indipendenza in un paese straniero, dove si è necessariamente portati ad affrontare in autonomia problemi nuovi e situazioni nuove. Anche negli aspetti più pratici ma importantissimi: la cura della casa, la cura di se stessi.
Il secondo aspetto positivo è la possibilità di costruire le proprie convinzioni e idee in un'età in cui ci si forma, confrontandosi con moltissimi stili di vita differenti. Qui a Parigi, ad esempio, è una continua immersione in dibattiti culturali/sociali/politici/religiosi. Già semplicemente la mentalità italiana e francese differiscono di moltissimo, a mio parere.
C'è anche un lato negativo o, meglio, malinconico: l’allontanamento dalle amicizie, dalla famiglia e dagli affetti e dai luoghi che ci caratterizzano. Qui parlo per me: esistono della difficoltà ad appartenere ad un nuovo posto e a sentirsi pienamente a proprio agio, potendosi  gestire in modo da avere una vita soddisfacente e appagante. Difficile riuscire costruire quanto dove si è vissuto per anni, dove posso considerarmi a CASA.

Pensi che la tua ottica internazionale ti renda diversa dalla maggiorparte delle tue coetanee?
Mah, si in un certo senso sì, ma non che questo mi renda per forza migliore.
La differenza è forse sul lato dell’intraprendenza, dell’autosufficienza, dell'apertura mentale.
D’altra parte, però, non è assolutamente detto che avere un’ottica internazionale ti porti ad avere una vita che sia davvero appagante e soddisfacente. Avere uno stabile "perchè di vita", è tutta un’altra storia!

mercoledì 16 maggio 2012

Superficialità fa rima con città (Milano, linea 14)

Si chiamano linee di superficie. Sono i tram, gli autobus, i filobus che percorrono le nostre città e ne caratterizzano il paesaggio, come le rughe caratterizzano una faccia. Le linee di superficie permettono di conoscere gli aspetti più intimi di queste nostre vecchie signore città, gli odori e i suoni, i luoghi del quotidiano e i retri scrostati dei palazzi più sfavillanti.
Si finisce soggiogati da questo fascino consumato, no? Un po' come aver colto un segreto. E alla fine, di superficiale, resta poco.

Tempo fa ho letto un post di Ruben che raccontava di un viaggio padre-figlio dalla periferia sud al centro di Milano a bordo della linea 14.
"Casa-Centro: 20 fermate e un paesaggio che cambiava di fermata in fermata fino a ritrovarci davanti al Duomo.
Dalla maestosità del Duomo fino alla grandezza di Disney la camminata è filata via liscia e con gioia: in una mano il trofeo appena conquistato nell’altra la mia a scaldarci a vicenda.
Qui il giro in tram visto con gli occhi di Edo, a un certo punto il viaggio fotografico si è interrotto, pausa merenda"



Dalla pubblicazione di quel post mi gira sempre in testa l'idea di ricostruire l'altra metà del percorso del 14 verso la periferia nord. Ci ho messo un po', avevo già le immagini ma erano salvate chissà dove sul mio pc. Perché anch'io, come Edo, scatto sempre le fotografie dal finestrino. E' così bello stare fermi e vedere il mondo che scorre. Bello e a volte necessario per riprendere fiato, per ricordarsi dove si sta andando e che anche noi - in fondo - incidiamo la città con i nostri passaggi. Nessun viaggio è inutile, non c'è territorio immune al transito umano.

Alla fine le ho trovate le fotografie. Nessuna musica e nessun filmato però, non ne sono capace. Solo, un'altra volta, la città che sfuma, immagine dopo immagine, volto dopo volto.

Dai palazzi del centro...

...alla zona di Chinatown...

...un muro che non tace mai, nonostante periodicamente ne si voglia ripristinare l'ordine e il decoro...

...una piazza di snodo (le vedete le linee sospese in cielo?)...

...un collega...

...il deposito atm...

e poi via, verso la periferia grigia, quella di Testori, quella che vorrei saper raccontare nei suoi aspetti di oggi.
E' bella, questa Milano da capire. 
Per questo ho sorriso leggendo il post di Mamma in Verde, provinciale come me - uguale e contraria - in cui descrive un viaggio sul 14 dal suo punto di vista:
"E il ritorno? 
Ho il 14, è nuovo.
Di nuovo passo per la scorciatoia sociale, ma in senso opposto. Dalle stelle alle stalle. Il tram ti permette di vedere nel riflesso degli occhi di chi sale il mondo da cui viene, che poi è quello che c'è fuori dal finestrino.
Nel tram verde i sedili non guardano tutti avanti (verso un futuro migliore?), ma si guardano l'uno con l'altro frontalmente. Entro e di nuovo tutti stranieri. Mi siedo vicino a una ragazza asiatica che scende, subito rimpiazzata da un'italianissima cinquantenne. Noto che man mano che le persone salgono, si siedono nella fila di sedili che gli corrisponde e cioè, banalmente, italiani di quà e tutto il resto del mondo di là.
Solo i ragazzi di un liceo lì vicino scompiglia per poche centinaia di metri le carte, poi tutto torna normale. Il signore al mio fianco ha il cappello e fa il sudoku. I due davanti a me sono grossi e guardano malissimo i ragazzini che incautamente li hanno sfiorati. Tutto il gruppo di quindicenni scala di uno.
E io penso che è bello il tram. E che comunque a me Milano piace. Ma da buona provinciale, penso che non vorrei proprio viverci".
Trascrivo qui una parte del mio commento, che riporta un fatto a cui ho assistito:
"ma sai quante storie? una volta sono salita in duomo e ho ascoltato fino piazzale accursio un concerto di ragazzi rom. violini e fisarmoniche, suonavano per loro non per noi. erano tanti, bravi e spensierati e sarei rimasta su...il concerto valeva più del prezzo del biglietto".
Non so se ho la faccia rassicurante o da perdigiorno, ma mi capita spesso di chiacchierare sul tram. Italiani o stranieri poco importa. Se ci sono bimbi di mezzo, basta una strizzata d'occhi sorridenti per attaccar bottone. O un sorriso aperto, o un ammiccamento d'intesa sugli stranoidi di turno (e ce ne sono!). Un tram è un vettore di storie, un potenziale infinito. Estrarre almeno un racconto da ogni viaggio dovrebbe essere un nuovo gioco di società. 

E ora chiedo a chi passa di qui: vi va di raccontarci in un post un percorso che fate abitualmente con i mezzi pubblici, con le vostre sensazioni e i vostri umori?





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...