domenica 23 giugno 2013

Comprensione e rispetto, la delicata lezione di Gabriele Basilico in mostra a Cinisello Balsamo

22.05.2013 > 06.10.2013

OMAGGIO A GABRIELE BASILICO

Museo della Fotografia Contemporanea
Villa Ghirlanda, via Frova 10
Cinisello Balsamo (MI)

ORARIO DI APERTURA
mercoledì, giovedì e venerdì dalle ore 15 alle 19
sabato e domenica dalle ore 11 alle 19

ingresso libero

info


Il Museo della Fotografia Contemporanea è collocato negli spazi di Villa Ghirlanda, un bellissimo edificio storico all'interno di un parco ombroso e profumato. Una sorpresa per chi, come me, si aspetta una Cinisello Balsamo tutta casermoni, fabbriche e archeologia industriale. Un po' è così, ma qui sembra di entrare in una realtà a parte, un mondo fatto di silenzio, verdi profondi e cultura valorizzata.

La mostra è molto bella, ho ritrovato diverse immagini che già conoscevo e altre (quelle della serie In pieno sole, per esempio) che non avevo mai incontrato nei miei viaggi virtuali sul web.






Metabolizzate le immagini, mi sorprendono le parole. Sono mille gli spunti di riflessione che si aprono: sullo sguardo, sulla mediazione tecnologica che può essere potenziamento o barriera, sulla consapevolezza dello stare, sul rapporto di equilibrio delicato tra realtà e astrazione, tra rappresentazione e storie implicite. Ogni paesaggio è ricco di rimandi infiniti e possibili. 



   
C'è molto da imparare dai fotografi. Di Basilico ho colto soprattutto la tensione verso la sottrazione dell'elemento soggettivo (meta che resta pur sempre un ideale, dal momento che ogni linguaggio è mediazione) e, mi pare, una certa umiltà e una componente di dolcezza. Quest'ultima mi ha del tutto sorpreso. 


 

Dolcezza, attenzione e comprensione verso la realtà: un bel modo di stare, praticabile anche senza la necessità di riprodurre attraverso la tecnologia e immediatamente condividere. Stare, essere presenti. Consapevolmente. Una bella lezione, mi pare.

SDD  

mercoledì 1 maggio 2013

Un salto di mille metri


Che barba. Un vecchio libro illustrato per bambini.

Eppure

"Un grosso elicottero porta una cavalletta a fare un salto altissimo nel cielo. La cavalletta, al ritorno, racconta le sue emozioni agli altri insetti."
Imparare un paesaggio è una splendida avventura. Dall'alto
si vede il plastico al vero di un ritaglio di mondo. Il plastico
è luminoso, animato, vivo di vene d'acqua, fiumi, ruscelli,
torrenti, rogge, stagni, i grumi delle borgate, i cascinali sparsi,
le colture come tarsìe di colore campito e perfetto, il disegno
mirabile dei filari di pioppi lungo le strade.
E' come leggere un gran libro senza dover sfogliare le pagine:
le cose della storia dell'uomo raccontano in rilievo, nitide
ed esatte, squadernate lì nel largo giro d'orizzonte.
S'incontrano le nuvole, che hanno odor di nuvola e la mania
di cambiar personaggio, frivole, incostanti, leggere.
S'incontrano, con voli falcati e vasti, solo gli uccelli d'altura.
Il cielo è un'immensa strada aperta sull'infinito. La vita
intensa che si vive sulla terra sembra di poterla raccogliere
nel cavo di un pensiero.

Da "Un salto di mille metri" di Angela Galli Dossena. Illustrazioni di Gianni Scaccabarozzi. Tantibambini Einaudi n.40

V1MB

mercoledì 23 gennaio 2013

Metti d'inverno, tra la collina e il mare

Avete presente quella bellissima canzone di Fossati? 
"...e noi che siamo gente di piaaaaanuuuura...". Le prime colline già mi impressionano. Ma il mare che si vede da lontano non è quello di Fossati, è l'Adriatico che ho imparato ad amare. 


Longiano, con il suo Castello e la Fondazione Tito Balestra.  Che è importantissima, sapevate?  
Una delle più significative collezioni d'arte moderna e contemporanea dell'Emilia Romagna.


Se poi ci si aggiungono un tramonto, una rocca medioevale, il freddo cristallino e pulito, è fatta. Cedo. L'effetto cartolina è garantito.


Luoghi persi: tanti, tantissimi, da perdersi.  Infiniti esempi...

Ma basta una curva per distrarmi, un niente.



L'agenzia di Promozione turistica di Longiano suggerisce anche percorsi di trekking... 
Declino, ma ho apprezzato la gentilezza, il materiale e la precisione.

E subito giù giù giù per la prima strada che scende, fluida come un richiamo.



Li avete mai visti i viali luuuunghi di cipressi, che disegnano il profilo della collina e ricordano tanto Pascoli?

Poi, via via che la strada si appiana: provinciali brutte, rotonde, una specie di tangenziale. Piada, cassoni e traffico. Un po' è quasi casa, un po' la Romagna che ci hanno insegnato.


C'è solo da decidere: Cesenatico che ben conosciamo, una Rimini inedita o un capoluogo?

Spiaggia batte Rocca, Mare batte Cultura, Sole batte Biblioteca Malatestiana. Tanto si tornerà da queste parti.


Non è solo raccogliere conchiglie, è raccogliere dettagli e riconoscere echi.

Finalmente Rimini, un mare di città.


Si potesse togliete l'estate, a Rimini, ci si accorgerebbe della storia

E' un po' che sono tornata e da allora attraverso ponti. Sono posti che mi portano bene, questi.


SDD

mercoledì 21 novembre 2012

Torino


Lei aveva ragione, Torino sorprende. Certamente se il coinvolgimento emotivo con una città è legato solo all'amicizia e alle corse nelle piazze, beh, è più semplice avere uno sguardo aperto e benevolo. Un mix di ingredienti che funziona bene. Bene per me.

Le simmetrie rigorose... 


...le texture contemporane e le quinte d'epoca...


...l'irrinunciabile aria di casa...


...le storie immaginate (signore con perle in quell'interno, mi suggeriscono)...


...la tradizione vera, convinta, per cui serve la pazienza di una fila in piazza...


...il caos di Porta Palazzo, che mi aveva sorpreso un tempo e ora bevo avida di colori...


...la leggerezza di un albero...


...Borgo Dora, quasi una Brera popolare...


...i colori inaspettati...


...le buone cose di famiglia (e di pessimo gusto, non v'è dubbio)...


E sono bambina. Sì, a Torino io sono bambina. 






SDD



lunedì 12 novembre 2012

Gite d'acqua. Le Tombe Morte ai Tredici Ponti

Il viaggio emotivo mi porta in luoghi pubblici e segreti.
Le Tombe Morte è un luogo nodale: lì si intrecciano tre grandi canali, e si ramificano in 13 corsi d'acqua più piccoli; lì si incontrano tre piste ciclabili di pianura, dal sole s'inoltrano nell'ombra dei boschetti che nascono intorno all'acqua. La Ciclabile delle Città Murate, ad esempio.


A ricordarlo adesso quasi non ci si riesce, il bisogno del tutto estivo di trovare un posto per respirare aria fresca, la domenica pomeriggio.
E chissà come sono ora le piante, svestite d'autunno, bagnate d'altra acqua, dal cielo.

foto di Gabriele Basilico, tratta da qui

Le Tombe Morte sembra un nome apotropaico, e se non tiene via la signora  di sicuro tiene via la gente, infatti quando ci andiamo non c'è quasi mai nessuno, anche se è un posto fresco e bellissimo.
Un posto pubblico eppur segreto, per l'appunto. Perché vere strade non c'arrivano, e se uno segue il corso dei canali sulla mappa perde i riferimenti, perché i canali non sono fatti per collegare i paesi e seguono una logica tutta loro, che non so.

I Tredici Ponti invece sembra il nome di una fiaba, ma è proprio lì.


Memoria. Agosto di sole e d'afa. Lasciamo la macchina nel piazzale di una trattoria, su un curvone. Carichiamo gli zaini sul passeggino, carichiamo il piccolo in spalle e ci avviamo a piedi, passando da un'ombra ad un'altra della strada bianca sterrata, ritmiche. Tutta l'acqua corre nella stessa direzione, nei canali di mattoni, sotto i ponti che legano gli stretti argini erbosi.
Anche la strada ora curva, e l'ombra si infittisce. Cogliamo qualche mora polverosa, non vediamo l'ora di arrivare. Si sente il rumore di piccole cascate, ora. Le libellule iridescenti, rosso, verde, blu metallizzato si levano in volo di perlustrazione. Gettiamo nel canale più grande qualche legnetto, solo per vederlo portare via dalla corrente.
Arriviamo e subito ci perdiamo.



Quale è il nostro Canale? Come si legge questa cartina? Dove va tutta quest'acqua? Acqua in ogni direzione.



Gorghi dietro agli angoli retti.



Risucchi profondi, precipitazioni larghe, ristagni, scavalcamenti, diramazioni. Un piede dopo l'altro sugli stretti passaggi tra i canali più asciutti, ci accucciamo a spiare le rane sotto le foglie, le maddalene, i pescetti.


Dopo il picnic appendiamo dei legni e li suoniamo.

Vado a cercare i non ti scordar di me selvatici, che nascono tra il muschio dove si posano le gocce spruzzate dalla cascata principale, all'ombra.
Ci sono ancora.


venerdì 26 ottobre 2012

Cartoline da Sauris/6





Arriva inaspettata una cartolina dai boschi. E' quel che ci vuole per noi gente di pianura, l'autunno ci ha reso tutti un po' troppo affaccendati e poco emotivi. Grazie Noemi!


Ciao!

chissà perché la stagione che mi ispira di più è l'autunno... a rischio di sembrare ripetitiva, devo condividere con voi una cartolina dei miei boschi.
La brina sul prato, le ultime verdure che resistono nell'orto - porri, sedani, cespi rossi e verdi di radicchio, rape, verdi ciuffi di prezzemolo, qualche finocchio.
Le greggi che sfilano sotto casa scendono verso valle, cercando erba nuova e sfuggendo ai primi geli.
I caprioli invece li conto giornalmente: sono due famiglie che si guardano a qualche centinaio di metri e che non hanno più paura di noi e della nostra automobile, ma che devono stare molto attenti ai cacciatori di selezione che spesso sparano inpuniti dalla strada: perciò li conto e li spio col binocolo.
Ma il bosco, il bosco è meraviglioso! ogni giorno il piccolo Bjorn mi porta dietro casa, dove finisce il prato, al margine della lamponaia, e con un cestino raccogliamo rametti da seccare per accendere il fuoco d'inverno. Nel bosco l'odore di muschio, foglie marce, resina e funghi si mescola al fumo dei primi camini accesi; gli aceri sembrano brillare di luce propria, gialli come sono in mezzo al verde scuro degli abeti e al rosso ruggine dei faggi! E le cortecce, ognuna con le sue rughe; il rumore delle foglie che cadono, la quiete, il senso di accoglienza che ti dà la natura! Oh, come vorrei condividerlo con voi!
Ti mando alcune fotografie, ma non credo rendono giustizia alla lucentezza del mio piccolo mondo...
Un saluto di piccole pignette di larice e gialle foglie di acero! Ora scappo a mettere gli scarponi!

Noemi Letizia







lunedì 1 ottobre 2012

Elettroforesta

Oggi suoniamo e balliamo!
Bravissimo Daniele Grosso che ha realizzato il video, programmato al festival Espressioni.
Ora dobbiamo solo capire dove si colloca un'elettroforesta per mettere la puntina sulla mappa...



giovedì 20 settembre 2012

Simone Massera, Baci dalla provincia

Simone Massera è un fotografo, trovate informazioni e progetti sul suo sito: simonemassera.com.
Ha in corso un progetto molto interessante, per certi tratti affine al Viaggio Emotivo: Baci dalla provincia. Gli ingredienti sono molti: mail art, fotografia, web, sociologia. E visioni emotive, indubbiamente.

L'intervista è corposa, questo è uno di quei casi in cui non servono introduzioni. Simone va dritto al punto, fornendo tantissimi spunti di riflessione. Buona lettura.





Quando ti è nata l'idea di Baci dalla provincia? Come ha assunto questa forma? 

Baci dalla Provincia è nato nel 2010 mentre - come tesi finale per il master in fotogiornalismo che stavo frequentando - cercavo di raccontare la mia provincia attraverso un approccio più tradizionale e personale ma sembravo rimanere sempre insoddisfatto dei risultati. Ogni cosa che la mia macchina fotografica ritraeva mi sembrava carica di una soggettività di cui stavo diventando troppo consapevole. Ogni fotografia mi sembrava stravolgere la realtà e plasmarla sulla base dell'idea preconcetta che avevo della mia 'provincia'. Influenzato da parecchia sociologia urbana e da una passione per Robert Smithson e alcuni dei suoi primi lavori [Monuments of Passaic su tutti] decisi di ritrarre questi luoghi con lo stesso sguardo geometrico e distaccato di un fotografo di cartoline, eleggendo luoghi considerati generalmente alienanti, insignificanti o semplicemente brutti ad uno status diverso, uno status che prendesse in considerazione la loro 'storia', nella sua accezione più sociale. Allo stesso tempo volevo dare alle persone un canale di sfogo che fosse anonimo e quindi libero da qualsiasi influenza, volontaria o meno, da parte mia.

Come funziona?

Il processo più o meno ha funzionato - e funziona - così: ogni cartolina viene inserita in una busta postale insieme ad un francobollo e a delle semplici istruzioni per l'uso che spiegano il progetto in due righe e chiedono letteralmente di fare ciò che si vuole con la cartolina e/o la busta. Ogni 'ambasciatore' del progetto in quella provincia riceve - per fare un esempio - 26 buste; ne tiene una per se e distribuisce le altre, 5 ciascuno, a 5 suoi amici interessati a partecipare al progetto. Questi ne tengono una per sè e distribuiscono le rimanenti 4 ad amici.

Nella primavera del 2012 ho deciso di cercare di ricreare l'esperimento iniziale - concentrato sulla mia provincia, quella di Roma e dintorni - su scala nazionale, per raccontare differenze e somiglianze tra le province del Nord, Sud, Centro ed Isole d'Italia. Ho quindi creato un sito internet, una pagina Facebook e un account Twitter e blog che entreranno in piena attività non appena mi metterò in cammino per l'Italia. Il progetto ha attirato un po' di attenzione - su Il Post e La Repubblica tra tutti - dopo essere stato in mostra al festival Cortona On The Move come vincitore del Circuito OFF e così ho iniziato a 'reclutare' persone desiderose di raccontare la propria provincia, mostrandomene i luoghi, ospitandomi, aiutandomi a creare e distribuire le cartoline.



A che punto sei?

In questi mesi sono nella fase di individuazione dei luoghi più adatti e sto tentando di trovare degli sponsor interessati a sostenere il progetto, principalmente Poste Italiane e Canon Italia. L'idea è di distribuire 1000 cartoline in giro per l'Italia e pubblicare il risultato in 4 distinti capitoli [Nord, Sud, Centro, Isole] più un appendice che racconti il viaggio, le emozioni, le persone. Entro la fine dell'anno dovrei essere in Italia per portare a termine la parte sul Centro che, dopo Civitavecchia, Spinaceto, Nuovo Salario e Santa Marinella dovrebbe includere Ancona, Fregene, Gaeta e Pesaro. Il 2013 dovrebbe essere l'anno in cui esplorerò le restanti province.

Quello che mi ha più stupito e reso felice finora è stato che alcune persone sembrano aver capito benissimo di cosa stessi parlando, senza che abbia dovuto dire nulla. Per citare la fine di una delle mie cartoline preferite:

"Qui, troppo spesso, tutto si fa piccolo e l'aria diviene irrespirabile. Di notte, il cielo è basso sui tetti, le stelle sono altissime. Solo il mare resiste, e a volte a fatica. C'è il rischio, qui, che a non sapere mai di cosa aver fame, possa finire per sentirti sazio."



Il tema della provincia mi interessa molto. Da provinciale che vive da dodici anni a Milano, a volte mi sembra che la provincia non sia un luogo fisico, ma si avveri (nel senso un po' soffocante in cui la intendi tu, e anch'io) ogni volta che c'è un mondo chiuso... per questo vedo il "rischio provincia" un po' dappertutto, l'ho visto anche negli ambienti creativi. Cosa ne pensi?

La tua domanda mi ha fatto subito pensare ad una email 'provinciale' di partecipazione al progetto che ho ricevuto di recente in cui, parlando dello stesso concetto, si diceva:
"anche Milano è un posto chiuso dove tutti stanno "dentro", che si parli di case o di locali o di sè stessi e del proprio piccolo gruppo di gente che si frequenta ma raramente si sopporta." 
Anche nella mia mente la provincia non è tanto un luogo fisico ma più uno stato dell'animo. Per autocitarmi e darti un'idea: "quel misto di odio e di amore per il campetto dei tossici, la comitiva di fronte al supermercato, i parchi cementificati, le ‘spiagge deturpate’, le sbronze negli autogrill sull'autostrada." Per me la migliore definizione resta ancora quella dei Baustelle in questa canzone:

Morire la domenica chiesa cattolica
Estetica anestetica provincia cronica
(Baustelle - I Provinciali)

Sicuramente tra le caratteristiche della mia idea di 'provincia' c'è quella che qui a Londra chiamano close-mindedness però devo ammettere che il mio interesse principale sia nel mezzo tra l'analisi del luogo fisico e quella dello stato d'animo. Quello su cui Baci dalla provincia cerca di concentrarsi è il modo in cui alcuni luoghi fisici stimolino e determinino alcuni stati dell'animo.

"Baci dalla provincia" è una dichiarazione d'amore o di guerra?

Baci dalla provincia vuole essere uno strumento attraverso il quale sta a te decidere se dichiarare amore o guerra alla tua provincia.

Hai mai vissuto in una grande città italiana? Com'è stata l'esperienza?

Ho vissuto a Roma durante gran parte degli anni dell'università e me ne sono innamorato. L'atmosfera che si respira, la bellezza ad ogni angolo, la luce di Roma. Ci sono momenti in cui l'ho anche odiata – il traffico e il caos, il centro invivibile, i trasporti pubblici inesistenti – ma sono momenti che passano velocemente. Per citare il mio amico Luca che - a differenza di me - sa come scrivere di queste cose:

"Ci sarà un motivo se il mio innamoramento per Roma va e viene. Forse perchè di questo – come per il resto dei miei innamoramenti, come per il resto delle sue cose – Roma se ne frega. I romani se ne fregano: è uno di quei luoghi comuni che si estendono a dismisura, fino a trasudare qualche verità. “Si vive in questa città troppo bella – scriveva Ennio Flaiano – amandola, maledicendola, proponendosi ogni giorno di lasciarla e sostandoci”.

e ancora:

"Le albe sul 40 notturno affollato, la finestra di via Catania, i rumori di bottiglie di birra a San Lorenzo. Il supermercato dove fare la spesa da solo. L’illustre palazzo dove ho lavorato. Il cortile di via Salaria. L’odore di primavera a largo Argentina. La terrazza privata di Portonaccio dove ascoltare jazz. Certi capannoni sperduti di periferia. Il vecchio mattatoio. Prendersi a cuscinate nella piazza di Trastevere. Il cupo salone di Palazzo Venezia dove entrare di nascosto in pomeriggio d’inverno. Il trenino per Ostia. Sdraiarsi sui prati di villa Celimontana dopo aver camminato troppo e vanamente. Il bisogno di passeggiare nella città storica talvolta sbreccata, per il puro piacere di farlo. Le colonne della basilica di San Giovanni poco adatte per amoreggiare al gelo. Il 492 al ritorno, sempre incazzato. I binari di Termini da percorrere tutti verso casa. Le sciabolate di sole sui tetti al tramonto."

Parliamo un po' di te. Perché hai scelto Londra? Come vivi, cosa senti che ti offre?

Il 2009 è stato un anno personalmente difficile e, dopo diversi tentativi di fuga temporanea, ho deciso di dare un taglio netto alla mia vita e 'ricominciare da capo' altrove. Ho dolorosamente messo fine a una relazione molto importante, abbandonato il master che stavo frequentando nonostante avessi sostenuto tutti gli esami, realizzato il mio primo reportage durante un viaggio invernale su una nave postale diretta a Capo Nord e fatto domanda per un master in Photojournalism and Documentary Photography alla University of the Arts of London. Sono stato accettato e a gennaio 2010 ho preso un volo per Londra. Ho frequentato per un anno il master, poi creato insieme a 5 altri colleghi un collettivo di fotografi e insieme abbiamo realizzato alcuni progetti e mostre. Il collettivo si è sciolto qualche mese e, ad essere sinceri, sto ancora cercando di capire se voglio che Londra diventi sinonimo di 'casa'.

Dove e come ti immagini tra dieci anni?

Sinceramente non ne ho idea.



***

Note:

*tutte le immagini sono tratte dal sito Baci dalla provincia
*per restare aggiornati sul progetto potete iscrivervi ai Dispacci dalla provincia
*Simone sta reclutando, contattatelo: info@simonemassera.com



giovedì 6 settembre 2012

Biking with no hands. Intervista a Giada Ganassin


Il titolo del post è il titolo che Giada ha dato a questa fotografia. Bello tutto: titolo, fotografia, Giada. E quella strada già percorsa e quella da percorrere. L'ho incrociata su Tumblr, mi ha colpito un suo disegno e l'ho cercata. Chiacchiere. E in mezzo esami e vacanze. E di nuovo chiacchiere e sogni di palme un po' magiche. Domande, un mucchio. Troppe, ma la voglia di capire cosa c'è nella testa di una ragazza che studia all'estero è molta. Dopo Marta, un'altra giovane donna in cammino. Eccola in parole e disegni.

Giada - Sono nata a Ivrea, una piccola città vicino a Torino, ma non mi sono mai sentita di "appartenere" a quel posto. Credo questo sia dovuto al fatto che mia madre non si sia mai sentita parte di quella città - lei è nata e cresciuta a Imola (Bologna) e si è trasferita a Ivrea dopo aver conosciuto mio padre. Credo che il suo "non sentirsi a casa" in quella città mi sia stato trasmesso. Così appena ho finito il liceo mi sono trasferita a Torino, a vivere con amici.
Lì ho iniziato a studiare Lettere ma ho avuto subito la sensazione che la facoltà insegnasse solo a ripetere concetti pronunciati da altri e fosse un castello di pensieri poco concreti. Così, malgrado la mia passione per le materie umanistiche, ho deciso di iniziare a lavorare e a settembre provare ad entrare al Politecnico (sempre a Torino) per studiare Graphic Design. Quella mi sembrava la facoltà e la strada adatta a riportare la teoria e le parole della letteratura e della filosofia che tanto mi piacevano in forma concreta, in segno grafico... a rendere la teoria "visibile" insomma. Nel frattempo avevo iniziato a disegnare, un po' per sfogo.



Viaggio - La mia idea di viaggio (che per me coincide con l'idea di vacanza) è camminare in ogni angolo, scoprire, guardare tutto, fotografare, parlare, essere stanchi ma felicissimi. Quest'anno è stato molto ricco in materia di viaggi. Forse ho trovato il compagno di viaggi perfetto ed andare anche solo a due fermate di treno da casa sembrava una cosa speciale. Avevamo gli stessi interessi e aspettative, formavamo un team perfetto e riuscivamo a cavarcela sempre. Per di più abbiamo mangiato un sacco di gelati.

Casa - Ho lasciato casa dei miei sei anni fa. Ho cambiato tante case da allora, ma non ho mai avuto una stanza tutta per me. Ho sempre condiviso perché sono autonoma, pago io l'affitto. Ho vissuto due mesi a Berlino l'anno scorso per un tirocinio. A Düsseldorf sono arrivata a settembre per il progetto Erasmus. E finalmente ho una stanza tutta mia.



Radici - I ricordi sono molto importanti per me, forse la cosa più importante, strettamente legata agli odori. Quando torno a casa mi sento un po' in un'altra dimensione ma quando sono fuori casa non ne sento la mancanza, con skype tutto è più facile e mi adatto facilmente ad ogni nuova situazione. Ho amici sparsi un po' ovunque, quindi se penso a "casa" penso più alla mia famiglia in senso fisico. Se guardo agli amici allora ho una casa in ogni parte del mondo e questo credo sia molto bello.



Studio - Studiare all'estero è semplicemente diverso. La mia esperienza di un anno in Germania mi ha inserito in dinamiche professore - alunno che prima mi erano del tutto estranee. Credo all'estero ci sia uno spirito più collaborativo tra chi è preposto all'insegnamento e chi si trova nella posizione di imparare sicché si ha sempre questo scambio che arricchisce entrambe le parti. Nella mia università italiana ho sempre percepito un'eccessiva alterigia da parte dei professori che non aiuta l'apprendimento o la serena atmosfera scolastica. E poi l'università tedesca è gratuita, quella italiana invece costa tanto e fa sentire non valga quel che costa.

Germania - Quando sono in Germania mi guardo intorno e vedo silenzio e tranquillità. Ho preso alcune abitudini, qui: il caffè to go, comprare shampoo da DM e vivere la giornata in modo più rilassato. L'abitudine italiana a cui non rinuncio è il caffè con la moka la mattina (con cui ho contagiato tutte le mie coinquiline), le cene insieme e lasciare la porta della camera aperta sì che ognuno possa affacciarsi e scambiare quattro chiacchiere. La Germania è un paese molto diverso dall'Italia e i tedeschi sono molto diversi dagli italiani, diciamo così. Vivere all'estero mi ha aiutato ad essere consapevole degli errori italiani cosìcchè ora ogni volta che sono in italia mi sento un po' turista e non troppo "a casa". Ogni volta che torno in Germania invece penso agli aspetti italiani che la Germania dovrebbe un po' adottare.

Creatività - Vedo la creatività come un'attitudine. Vivere in modo creativo significa saper imparare qualcosa da ogni situazione e da ogni momento della giornata, archiviarlo e poi approfondirlo o elaborarlo nelle situazioni future... essere creativi significa non annoiarsi mai.
Penso quindi che la creatività sia in nuce in ognuno di noi e stia alla persona il volerla o poterla potenziare. Per quanto mi riguarda credo che mia madre sia stata molto importante nella scoperta della mia parte creativa; sin da piccola mi ha abituato a leggere, guardare immagini, disegnare, mi ha raccontato storie e trasmesso un po' del suo animo sognatore. Poi il liceo classico è stato un altro tassello molto importante.
Lavoro - Il primo anno di università ho iniziato a lavorare durante i fine settimana per pagare l'affitto della piccola stanza a Torino, ero cassiera all'Ipercoop. Poi ho lavorato in una libreria, ho fatto volantinaggio per un ristorante e altri lavori saltuari. I progetti di illustrazione realizzati finora non sono mai stati remunerati. Credo che internet offra la possibilità di una diffusione del proprio lavoro enorme, certe volte me ne stupisco anch'io - sebbene ne sia consapevole.


La comunicazione - Credo che la comunicazione di sé nel mondo virtuale consista molto spesso un po' nel  creare un personaggio. Uso molto i social network ma non penso di presentare un'altra me ad un pubblico... anche se mi piace un sacco usare photobooth ! Nei miei disegni c'è sempre molto della mia vita ed esperienze personali ma tutto è fatto con molta naturalezza ed in modo spontaneo.


Qui ed Ora - In questo momento sono confusa. Sono tornata in Italia per scrivere la tesi e al momento vivo con i miei genitori e mio fratello, cosa alla quale, dopo cinque anni di assenza, mi devo ancora abituare. Penso di dover ancora impegnare e imparare molto per essere soddisfatta del mio lavoro. Per ora la routine è: disegna, sorridi compiaciuta da ciò che hai disegnato e dopo cinque minuti, un'ora o due giorni riguarda il disegno fatto e scuoti la testa accartocciando il foglio. Mi sarebbe piaciuto aver trovato nell'università italiana professori che incoraggiassero i miei punti di forza e mi rendessero consapevole delle mie carenze. Purtroppo questo non è successo, quindi sto cercando di fare l'insegnante a me stessa cercando il supporto e le opinioni delle persone di cui stimo il lavoro e cercando da me gli esempi da seguire.


Futuro - Spero che il futuro mi porti chiarezza. Ora come ora vorrei fare e imparare milioni di cose, quindi non saprei dire dove sarò tra dieci anni, ma spero in uno studio ampio e luminoso con molte piante, intenta a fare quello che amo dal mattino presto a notte fonda. Spero di essere soddisfatta del mio lavoro e quindi felice. Credo di essere molto fortunata ad aver avuto la possibilità di guardare me stessa e il mio paese dall'esterno, ma credo ci siano vari livelli di consapevolezza e che tutto dipenda da se stessi e da come noi affrontiamo le cose. Detto questo, penso che tutte le mie coetanee dovrebbero trascorrere qualche tempo all'estero per eventualmente tornare in Italia consapevoli delle ricchezze da proteggere e di cosa cambiare. 

Per conoscere meglio Giada Ganassin:

* i suoi disegni su flickr
* il suo tumblr
* l'intervista su FrizziFrizzi

SDD


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