Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

mercoledì 1 maggio 2013

Un salto di mille metri


Che barba. Un vecchio libro illustrato per bambini.

Eppure

"Un grosso elicottero porta una cavalletta a fare un salto altissimo nel cielo. La cavalletta, al ritorno, racconta le sue emozioni agli altri insetti."
Imparare un paesaggio è una splendida avventura. Dall'alto
si vede il plastico al vero di un ritaglio di mondo. Il plastico
è luminoso, animato, vivo di vene d'acqua, fiumi, ruscelli,
torrenti, rogge, stagni, i grumi delle borgate, i cascinali sparsi,
le colture come tarsìe di colore campito e perfetto, il disegno
mirabile dei filari di pioppi lungo le strade.
E' come leggere un gran libro senza dover sfogliare le pagine:
le cose della storia dell'uomo raccontano in rilievo, nitide
ed esatte, squadernate lì nel largo giro d'orizzonte.
S'incontrano le nuvole, che hanno odor di nuvola e la mania
di cambiar personaggio, frivole, incostanti, leggere.
S'incontrano, con voli falcati e vasti, solo gli uccelli d'altura.
Il cielo è un'immensa strada aperta sull'infinito. La vita
intensa che si vive sulla terra sembra di poterla raccogliere
nel cavo di un pensiero.

Da "Un salto di mille metri" di Angela Galli Dossena. Illustrazioni di Gianni Scaccabarozzi. Tantibambini Einaudi n.40

V1MB

giovedì 7 giugno 2012

Avventure urbane. Perlustrazioni nello spazio abitato. Ed. Artebambini


"Dovremmo riprenderci la città, educarla, farla nostra di nuovo. Dovremmo combattere contro la sua autonomia, riconquistarla, domarla e dominarla. La città deve stare al nostro servizio, è un nostro prodotto edificato perché ci serva. Che sia la città ad assomigliare al nostro rinascimento e non noi ad assomigliare al suo decadimento. Riconquistare la città significa prendere coscienza di noi stessi, della nostra trasformazione, della trasformazione delle nostre esigenze. Significa avviarci ad un nuovo Umanesimo. Aprire la strada a nuovi modi di vivere la nostra umanità, di stare al mondo, che in questi anni si stanno formando a nostra insaputa dentro di noi generando crisi su crisi, crisi dentro crisi, crisi che nascono dentro di noi, si riflettono sulla società e prendono la forma di città."

così scrive Cristina Senatore in questo post del suo blog Il baule volante.

Partiamo dalle basi.
Cominciamo a riflettere se sia giusto far vivere i bambini in un mondo sordo e cieco alle loro esigenze, che si lava la coscienza approntando poche, sintetiche situazioni child friendly.

Avventure urbane. Perlustrazioni nello spazio abitato è forse un libro per addetti ai lavori, ma fornisce moltissimi spunti anche alle famiglie per vivere lo spazio urbano in modo consapevole e approfondito.
Per comprenderlo dall'interno, rielaborarlo, rimodellarlo attivamente.

Questa la descrizione sul sito della casa editrice:

"Che immagini hanno i bambini del quartiere o del paese in cui vivono? Sono in grado di disegnarne la mappa? Questa proposta - curata dalla Sezione Didattica del Mart in collaborazione con la Cooperativa La Coccinella- è un' "avventura urbana", un percorso di lettura e comprensione del contesto territoriale, un gioco che vede i bambini, in veste di piccoli investigatori, protagonisti assoluti. Si tratta inoltre di un progetto finalizzato a conoscere e sviluppare la competenza spaziale dei piccoli abitanti, partendo dalla costruzione della mappa del loro quartiere. M che cosa è una mappa secondo un bambino? e soprattutto: come possiamo realizzarne una? Per disegnare una mappa bisogna conoscere, osservare, annusare, ascoltare, camminare, toccare, chiedere muovere lo sguardo e la mente in ogni direzione, anche in alto. Perlustrazioni dello spazio abitato raccontate attraverso immagini grafiche e fotografiche, pensieri ed emozioni per offrire un nuovo punto di vista sulla città, sulla periferia sul paese".

Ripeto. Partiamo dalle basi. Osserviamo e apprezziamo con tutti i sensi ciò che ci circonda, smontiamo, capiamo e rimontiamo la realtà insieme ai bambini. Esserci consapevolmente serve per il futuro. Didattica emotiva e divertente!

Questo post partecipa al Venerdì del libro di HMM.

SDD


domenica 12 febbraio 2012

Un libro è un viaggio emotivo?

Il titolo di questo post è provocatorio. Ovvio che un libro è un viaggio emotivo.
Lo è se avvince, se cambia, se pone delle domande, se è disturbante tanto da farsi abbandonare. Lo è persino se è noioso, come possono essere noiosi certi tragitti quotidiani.
Come ben sappiamo, basta un imprevisto,  un nuovo paragrafo, un piccolo dettaglio per trasformare un percorso predeterminato in un viaggio speciale.

Ecco. E' quello che succede qui:

C'è un bosco, il canale, il fiume, e sopra il fiume la ferrovia e la strada. E' la prima campagna vera e propria che si incontra a nord di Leeds, e tornando a casa in treno ci passo spesso. Però adesso guardo. Ci sono passato per anni senza guardare perché non sapevo che fosse un posto, che vi fosse accaduto qualcosa che lo aveva reso un posto, e tanto meno un posto che mi riguardasse. Sotto il bosco l'acqua è profonda, scura, e a volte c'è un ragazzino che pesca o una coppia che porta a passeggio un cane. Dev'essere un luogo di interesse panoramico. Probabilmente lo era anche allora.
Alan  Bennet, Una vita come le altre, Adelphi, 2010

Con questo incipit  Il Viaggio Emotivo partecipa al giveaway del  blog Le mie prime dieci righe.

venerdì 27 gennaio 2012

Ricerca

Cara S.,
momenti di dolorosa iperconsapevolezza mi dicono che la ricerca, in fondo, non è ancora finita.


Prendere e andare. Cercare, scappare.
Rifiutare. Provocare. Estremizzare.
Non avere il limite, idealizzare, essere eroici.
Fare e viaggiare per cercarsi, cercare se stessi, sperimentarsi, costruirsi.
Credere e disilludersi. Gli altri, estranei/amici, e Natura, madre/matrigna.
Specchiarsi, modellarsi, definirsi. Provare paura, equilibrarsi.
Dare un significato all'esistenza, collocarsi, trovarsi.
Sapere cos'è la felicità.

La felicità è reale solo quando condivisa. 
                                (C. J. McCandless)

Inoltrarsi nei mondi selvaggi dell'adolescenza, farsi strada nell'inesplorato, identificarsi.

Scrivere il proprio bildungsroman e viverlo, fino in fondo.

Into the Wild



Un grande film, una folgorazione, per tempismo e consistenza, tra gli erratici percorsi delle nostre visioni.

lunedì 14 novembre 2011

Noemi, una Tazzina a Torino

Cara M.,

tu che sei una campeggiatrice, ti sei mai chiesta come ti vedono gli altri, da fuori?
Quando ho letto i raccontini di Noemi Cuffia sul suo blog Tazzina di caffè, ho subito pensato a te. Lei campeggiava in Corsica, ma le sue Camping Tales - oltre ad essere ben scritte - potrebbero essere ambientate un po' ovunque.
Curiosa? eccole:

Camping tales/1
Camping tales/2







Noemi è un'incontro casuale e fortunato sul web. Mi piace il suo stile e il suo punto di vista tiny, che poi è l'aggettivo che lei attribuisce ai suoi piccoli racconti. Scrive di tante cose, soprattutto di libri, e la sua città - Torino - pulsa in tutto il blog.

Leggi un po' in questo post come racconta Torino e la mette in relazione con Murakami Haruki:
"E ora pensavo: qui è Torino, io sono una trentenne, è luglio e sto seduta, bè non su un Boeing 747: su una sedia da ufficio a un tavolino Ikea nel mio salotto. Le bandiere issate agli anonimi edifici accanto al mio sono quelle italiane del 150° e iniziano a ingrigire, ma reggono ancora, dai. (...)
E dunque con quel libro e una finestra e una tazzina di caffè io posso fare quello che voglio.
(Ha citofonato quello della raccolta carta - metto Norwegian Wood nello stereo).
Diventare qualcun altro, di mooolto diverso da me, ad esempio un giapponese, e posso essere anche da un'altra parte, contemporaneamente, come mi pare. Forse non vi dico niente di nuovo: lettori. Ma. Quando ci penso. Se ci penso. Capisco che è magia sconfinata, è incantesimo, è fortuna."
Ed anche qui, Un pomeriggio in biblioteca:
"Ho deciso ieri di prendere il pullman e andare a cercare un'altra biblioteca di Torino, proseguendo così anche nel mio piccolo progetto di visitarle tutte (...). Non cercavo però una biblioteca qualunque. Ne cercavo una che, in particolare, contenesse in sé, oltre a molti libri da leggere gratuitamente, anche quel significato culturale che vi attribuisce Bennett nel suo bel pezzo su Repubblica. (l'articolo completo, apparso sulla London Review of Books: qui).
Quindi allora ho preso il pullman e sono andata a Barriera di Milano - un quartiere in certi punti piuttosto "difficile" della città. Per arrivare alla mia destinazione, la Biblioteca Civica Primo Levi, naturalmente mi sono persa: non ve lo consiglio. Vagavo male in ambasce davanti a scuole proprio nell'ora di punta dell'uscita dei ragazzini, che erano stanchi e in alcuni casi molto arrabbiati: sbattevano le mani contro i cartelloni pubblicitari, sputavano per terra di continuo e insultavano le femmine pesantemente. Difficile intendevo in questo senso: povero, prevalentemente povero e per lo più popolato da extracomunitari. Non pensate però solo a un ghetto, dal momento che le iniziative civili di Barriera sono molte e altrettante le associazioni che se ne occupano, oltre alla circoscrizione che mi pare molto attiva nei limiti del possibile.
Comunque, dopo essermi smarrita sotto un sole che a quell'ora, lo giuro, era ancora troppo estivo, ho pensato che in tutti questi anni transitare dal centro al mio quartiere modesto ma tranquillo e viceversa e basta non è stata una grande idea: avrei dovuto esplorare Torino in tutte le sue parti, molto di più, compresi i lati oscuri, compresi gli angoli remoti. Ora infatti sto rimediando e quando capita vado e guardo cosa succede."
Va seguita, Noemi, se si è appassionati di letteratura e se si ama Torino!

Tazzina di caffè in un modo, Nati per delinquere in un altro: non senti il richiamo? il Piemonte ci dice: tornate, tornate...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...