mercoledì 21 novembre 2012

Torino


Lei aveva ragione, Torino sorprende. Certamente se il coinvolgimento emotivo con una città è legato solo all'amicizia e alle corse nelle piazze, beh, è più semplice avere uno sguardo aperto e benevolo. Un mix di ingredienti che funziona bene. Bene per me.

Le simmetrie rigorose... 


...le texture contemporane e le quinte d'epoca...


...l'irrinunciabile aria di casa...


...le storie immaginate (signore con perle in quell'interno, mi suggeriscono)...


...la tradizione vera, convinta, per cui serve la pazienza di una fila in piazza...


...il caos di Porta Palazzo, che mi aveva sorpreso un tempo e ora bevo avida di colori...


...la leggerezza di un albero...


...Borgo Dora, quasi una Brera popolare...


...i colori inaspettati...


...le buone cose di famiglia (e di pessimo gusto, non v'è dubbio)...


E sono bambina. Sì, a Torino io sono bambina. 






SDD



lunedì 12 novembre 2012

Gite d'acqua. Le Tombe Morte ai Tredici Ponti

Il viaggio emotivo mi porta in luoghi pubblici e segreti.
Le Tombe Morte è un luogo nodale: lì si intrecciano tre grandi canali, e si ramificano in 13 corsi d'acqua più piccoli; lì si incontrano tre piste ciclabili di pianura, dal sole s'inoltrano nell'ombra dei boschetti che nascono intorno all'acqua. La Ciclabile delle Città Murate, ad esempio.


A ricordarlo adesso quasi non ci si riesce, il bisogno del tutto estivo di trovare un posto per respirare aria fresca, la domenica pomeriggio.
E chissà come sono ora le piante, svestite d'autunno, bagnate d'altra acqua, dal cielo.

foto di Gabriele Basilico, tratta da qui

Le Tombe Morte sembra un nome apotropaico, e se non tiene via la signora  di sicuro tiene via la gente, infatti quando ci andiamo non c'è quasi mai nessuno, anche se è un posto fresco e bellissimo.
Un posto pubblico eppur segreto, per l'appunto. Perché vere strade non c'arrivano, e se uno segue il corso dei canali sulla mappa perde i riferimenti, perché i canali non sono fatti per collegare i paesi e seguono una logica tutta loro, che non so.

I Tredici Ponti invece sembra il nome di una fiaba, ma è proprio lì.


Memoria. Agosto di sole e d'afa. Lasciamo la macchina nel piazzale di una trattoria, su un curvone. Carichiamo gli zaini sul passeggino, carichiamo il piccolo in spalle e ci avviamo a piedi, passando da un'ombra ad un'altra della strada bianca sterrata, ritmiche. Tutta l'acqua corre nella stessa direzione, nei canali di mattoni, sotto i ponti che legano gli stretti argini erbosi.
Anche la strada ora curva, e l'ombra si infittisce. Cogliamo qualche mora polverosa, non vediamo l'ora di arrivare. Si sente il rumore di piccole cascate, ora. Le libellule iridescenti, rosso, verde, blu metallizzato si levano in volo di perlustrazione. Gettiamo nel canale più grande qualche legnetto, solo per vederlo portare via dalla corrente.
Arriviamo e subito ci perdiamo.



Quale è il nostro Canale? Come si legge questa cartina? Dove va tutta quest'acqua? Acqua in ogni direzione.



Gorghi dietro agli angoli retti.



Risucchi profondi, precipitazioni larghe, ristagni, scavalcamenti, diramazioni. Un piede dopo l'altro sugli stretti passaggi tra i canali più asciutti, ci accucciamo a spiare le rane sotto le foglie, le maddalene, i pescetti.


Dopo il picnic appendiamo dei legni e li suoniamo.

Vado a cercare i non ti scordar di me selvatici, che nascono tra il muschio dove si posano le gocce spruzzate dalla cascata principale, all'ombra.
Ci sono ancora.


venerdì 26 ottobre 2012

Cartoline da Sauris/6





Arriva inaspettata una cartolina dai boschi. E' quel che ci vuole per noi gente di pianura, l'autunno ci ha reso tutti un po' troppo affaccendati e poco emotivi. Grazie Noemi!


Ciao!

chissà perché la stagione che mi ispira di più è l'autunno... a rischio di sembrare ripetitiva, devo condividere con voi una cartolina dei miei boschi.
La brina sul prato, le ultime verdure che resistono nell'orto - porri, sedani, cespi rossi e verdi di radicchio, rape, verdi ciuffi di prezzemolo, qualche finocchio.
Le greggi che sfilano sotto casa scendono verso valle, cercando erba nuova e sfuggendo ai primi geli.
I caprioli invece li conto giornalmente: sono due famiglie che si guardano a qualche centinaio di metri e che non hanno più paura di noi e della nostra automobile, ma che devono stare molto attenti ai cacciatori di selezione che spesso sparano inpuniti dalla strada: perciò li conto e li spio col binocolo.
Ma il bosco, il bosco è meraviglioso! ogni giorno il piccolo Bjorn mi porta dietro casa, dove finisce il prato, al margine della lamponaia, e con un cestino raccogliamo rametti da seccare per accendere il fuoco d'inverno. Nel bosco l'odore di muschio, foglie marce, resina e funghi si mescola al fumo dei primi camini accesi; gli aceri sembrano brillare di luce propria, gialli come sono in mezzo al verde scuro degli abeti e al rosso ruggine dei faggi! E le cortecce, ognuna con le sue rughe; il rumore delle foglie che cadono, la quiete, il senso di accoglienza che ti dà la natura! Oh, come vorrei condividerlo con voi!
Ti mando alcune fotografie, ma non credo rendono giustizia alla lucentezza del mio piccolo mondo...
Un saluto di piccole pignette di larice e gialle foglie di acero! Ora scappo a mettere gli scarponi!

Noemi Letizia







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